The inner life of Polly Chandler.

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Essenziale, minimale è lo spazio in cui si muovono i pensieri della fotografa americana Polly Chandler.

Ogni immagine sembra essere una cassa di risonanza per un momento interiore.

Attraverso questi spazi sfumati di bianchi e neri si muove un tempo mentale che aiuta a creare e scoprire la propria intimità. Le figure sono così tanto annesse agli sfondi, agli scenari, da risultare un’unica presenza. L’essere umano è lo spazio che vive. Le donne rappresentate nelle immagini non distraggono mai per la loro “caratterizzazione”, al di là della singolarità  sviluppano una dimensione più emblematica che conduce lo spettatore all’interno dell’atmosfera che le ospita, accarezzate dal vento, dall’aria o dall’acqua in cui si trovano immerse.

La sensazione è di sospensione, come prima di un’epifania quando il respiro si ferma in un minuscola apnea prima di riprendere, con nuova esperienza e consapevolezza di sé.

Sebbene queste immagini possano restituire anche un senso di solitudine essa non viene percepita come qualcosa di negativo, qualcosa che isola o separa dalla vita, ma come un momento scelto e cercato per darsi il tempo di ascoltare: se stessi, la natura, la vita e trovare delle risposte o anche solo la serenità di  poter stare insieme alle domande senza una necessità di risoluzione.

La serie You Built It Up, You Wreck It Down, che prende il titolo da un verso di una canzone di Tom Waits, racconta un percorso di costruzione e nello stesso tempo di fragilità, che spesso può anche coincidere con un senso di sdoppiamento come nelle immagini Lay Your Head Where My Heart Used To Be o What He Done, You Can’t Give It A Name. Non sempre è possibile dare un nome alle esperienze vissute, ma quel momento di formazione può essere espresso creativamente e Polly Chandler lo cattura declinandolo poi con il mezzo fotografico.

Per scattare usa una macchina grande formato Toyo 45CX e pellicole Polaroid Type 55 positivo/negativo, che purtroppo dal 2008 sono andate fuori commercio, ma di cui ha fatto scorta.

La fotografia è creata quasi interamente in loco, la post produzione è praticamente assente. Finché poteva disporre di una camera oscura la Chandler si limitava ad un intervento di mascheramento e bruciatura del negativo nella fase di stampa, ora invece dopo aver scannerizzato la pellicola restituisce all’immagine solo ciò che aveva visto attraverso la macchina fotografica.

Polly Chandler è cresciuta in Illinois dove si è diplomata con MFA in Fotografia alla Southern Illionois University, ora vive ad Austin, Texas e le sue fotografie, oltre ad essere esposte in mostre nazionali, sono pubblicate su diverse riviste come PDN, Rangefinder, B&W Magazine, Shots Magazine etc.

Del suo lavoro dice: “Ci sono quegli eventi che sono con noi e si insediano in ciò che siamo, alcuni sono più forti di altri, sto cercando di esplorare quelle istanze identificabili che sembrano rallentare il tempo e, attraverso le mie fotografie, condividere la comprensione di questi momenti”.

Roberta Zanutto

 

 

Essential, minimal, sometimes almost bare is the space in which the thoughts of the American photographer Polly Chandler move.

Each image seems to be a sounding board for an interior moment.

A mental time moves  through these shaded spaces of whites and blacks and it helps to create and discover one’s own intimacy. The figures are so much attached to backgrounds, or landscapes, to become a single presence. Human beings are part of the living space. The women represented in the images never distract for their “characterization”, beyond the singularity, they develop a more emblematic dimension that leads the viewer inside the atmosphere with which they are one, caressed by the wind, the air or the water in which they are immersed.

The sensation is that of suspension, as before an epiphany when the breath stops in a tiny apnea before resuming, with new experience and self-awareness.

Although these images can also return a sense of loneliness it is not perceived as something negative, something that isolates or separates from life, but as a chosen moment to allow time to listen: oneself, nature, life and find answers or even just the serenity of being able to stay together with questions without a need for resolution.

The series You Built It Up, You Wreck It Down, which takes the title from a line of a Tom Waits’ song, tells a path of construction and at the same time of fragility, which can also coincide with a sense of dissociation as in the pictures Lay Your Head images Where My Heart Used To Be or What He Done, You Can not Give It A Name. It is not always possible to give a name to the emotions that have been experienced but that moment of transformation can be expressed creatively and Polly Chandler captures  and then declines it with the photographic medium.

To shoot she uses a large format camera Toyo 45CX  and Polaroid Type 55 positive / negative films, which unfortunately have gone out of business since 2008.

Photography is created almost entirely on site, post-production is practically absent. As long as she could use a darkroom Chandler only  dodged and burnt the negative in the printing phase, now after having scanned the negative she puts in the image only what she had seen through the camera.

Polly Chandler grew up in Illinois where she graduated with an MFA in Photography from Southern Illionois University, today she lives in Austin, Texas, and her photographs, as well as being exhibited in national exhibitions, are published in several magazines like PDN, Rangefinder, B & W Magazine , Shots Magazine etc.

About her photographs she says:“There are those occurrences that sit with us and settle into who we are. Some are more forceful than others. I am seeking to explore those identifiable instances that seem to slow time, and through my photographs, share the understanding of these moments.”

 

Roberta Zanutto

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