The iconography of childhood – Tim Walker

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L’iconografia dell’infanzia- Tim Walker

Classe ’70, l’inglese Tim Walker è uno dei più originali fotografi di moda contemporanei. Si appassiona alla fotografia durante un anno trascorso a lavorare nell’archivio Cecil Beaton della Condé Nast Library. Dopo essersi laureato in Fotografia all’Exeter College of Art si trasferisce da Londra a New York per diventare assistente di Richard Avedon. Tornato in patria si dedica inizialmente alla ritrattistica e alla fotografia documentaria, poi a 25 anni inizia a collaborare con LOVE magazine e con Vogue per le varie redazioni internazionali: inglese, italiana e americana.

Le sue foto di moda scardinano completamente questa categoria per farsi opera d’arte in sé; la moda vera e propria funge solo da pretesto per la declinazione di quelle visioni intime e oniriche che albergano nella fantasia dell’artista.

Tim Walker descrive la fotografia come una stanza segreta a cui è possibile accedere solo se si hanno intenzioni pure e oneste. Come è possibile conciliare questo concetto con un lavoro commerciale/editoriale come quello della moda? Walker spiega che ogni sua fotografia nasce da una visione propria che solo in seguito si coniuga con la finalità commerciale, non compromettendo in questo modo la propria autenticità, ma la racconta servendosi della modella che spesso diventa una bambola o un manichino che possiamo trovare adagiata su una nuvola o mentre galleggia nell’oceano.

Ogni immagine è una storia, una favola che Tim Walker racconta e anima per noi con una carica emotiva che fuoriesce dalle inquadrature. Trascina in mondi onirici e incantati ed è impossibile non seguirlo con la stessa fede cieca con cui i bambini sperduti seguivano Peter Pan. Le sue immagini affabulatorie si imprimono andando a toccare sfere infantili e inconsce che ognuno serba ed è forse questo richiamo fortissimo che desta l’attenzione e la meraviglia. E’ l’aspetto psicologico a catturare e trasformare quella che è una foto di moda in un’opera più profonda e completa, la innalza a qualcosa che supera la pura estetica o idea di bellezza. O meglio plasma un’idea di bellezza che partendo dall’estetica si concretizza poi in sensazione, in ricordo fino a richiamare l’archetipo. Quella di Tim Walker è una mitologia viva e pulsante, che descrive un’universalità pura e istintiva presente in ogni essere umano.

Walker ha pubblicato i suoi lavori in due libri: Picturese Story Teller, per poi cimentarsi anche nel ruolo di film maker con il meraviglioso cortometraggio The Lost Explorer, uscito nel 2010. Il film, derivato dal libro di Patrick McGrath, viene costruito dalla fantasia di Walker stesso. Venne a sapere della storia secondo la quale nell’epoca vittoriana l’interesse verso gli uccelli esotici era così vivo da portare a un vero e proprio flusso di importazioni di volatili dall’Africa. Sembra che i mercanti, quando erano ancora lontani dalla meta e in pieno oceano, liberassero gli uccelli dalle gabbie che, non trovando sostentamento, a quel punto tornavano spontaneamente in cattività. Questo è il concetto che Tim Walker vuole riportare nel cortometraggio. La storia, che racconta di Evelyn, una bambina che scopre in fondo al giardino un esploratore vittoriano malto di malaria, è intrisa di malinconia e innocenza e racconta il passaggio dall’infanzia all’età adulta restituendo il sapore dolce amaro e l’oscurità che questo percorso porta in sé.

Roberta Zanutto

 

 

The iconography of childhood – Tim Walker

Born in 1970, the Englishman Tim Walker is today one of the most original fashion photographers on the international scene.

He became interested in photography during a year spent working in the Cecil Beaton archive of the Condé Nast Library. After a BA Honors degreein Photography at Exeter College of Art, he moved from London to New York to become assistant to Richard Avedon. When he returned to his homeland he dedicated himself to portrait and documentary photography, then at 25-year-old he started working for LOVE magazine and Vogue (for the British, Italian and American editions).

His fashion photos completely undermine this category and become artworks; it seems that fashion itself is only an excuse to declare those intimate and dreamlike visions that dwell in the artist’s imagination.

Tim Walker describes photography as a secret room where it is possible to enter only if your intentions are true. How is it possible to combine this concept with a commercial / editorial work such as fashion? Walker explains that each of his photographs comes from a vision of his own that only later combines with the commercial purpose, not compromising in this way its authenticity. The pictures tell the story using the model who often becomes a doll or a dummy that we can find lying on a cloud or floating in the ocean.

Each image is a story, a fairytale that Tim Walker tells us with an emotional charge that comes out of the frames. It drags into dreamy and enchanted worlds and it is impossible not to follow it with the same blind faith of the lost children while following Peter Pan. His storytelling images are impressive and touch childhood and unconscious spheres that everyone saves, and it is perhaps this strong lure that recalls attention and wonder. It is the psychological aspect that captures and changes what is a fashion picture in a more profound and complete work, it raises it to something that goes beyond pure aesthetics or an idea of ​​beauty. Or rather, it shapes an idea of ​​beauty which, starting from aesthetics, is then concretized into sensation, in memory, to recall the archetype. That of Tim Walker is a living mythology, which describes a pure and instinctive universe that is present in every human being.

Walker has published his works in two books: Picturesand Story Teller, and then he plays the role of film maker with the wonderful short film The Lost Explorer, released in 2010.

The film, taken from Patrick McGrath’s book, is shaped on the Walker’s imagination. He learned of the history according to which in the Victorian era the interest in exotic birds was so alive that it led to an important flow of bird imports from Africa. It seems that the merchants, when they were still far from the destination and in the middle of the ocean, freed the birds from the cages but when they did not find sustenance, the birds returned spontaneously to the cages. This is the concept that Tim Walker wants to report in the short film. The story, which tells of Evelyn, a girl who discovers a victorian explorer fevered with malaria at the bottom of the garden, is full of melancholy and innocence and tells the passage from childhood to adulthood, returning the bitter sweet taste and the darkness that this path carries in itself.

 

Roberta Zanutto

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