Sarah Moon: la seduzione fotografata

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Artista francese di spicco nel panorama internazionale contemporaneo, Sarah Moon comincia la sua attività negli anni’70, dopo aver rinunciato alla carriera di modella. E’ proprio nell’ambiente della moda che inizia a scattare fotografie alle sue colleghe per poi definirsi come fotografa.

Le sue immagini sono pervase dall’inaspettato, da un senso di mistero e di imprevisto. Spesso fuori fuoco e minimali, le sue fotografie raccontano di un tempo sospeso, narrano una storia che si presta all’interpretazione adeguata alla sensibilità di ogni spettatore. Sarah Moon (nome d’arte di Marielle Warin) costruisce meticolosamente ogni scena, decide la luce, gli sfondi, che spesso tende a voler confondere aiutandosi con specchi o pareti mobili, e alla fine, con un processo di spoliazione riduce al minimo, toglie per creare una base che sfugga ad una lettura specifica e contestualizzata trasportando il tutto in un campo universale. I suoi set sono spesso onirici, si potrebbe dire teatrali, i cieli sono inchiostrati e diluiti, le figure vive si alternano a manichini. Il suo gusto per il dettaglio è prepotente, anche le sfocature o le inquadrature, se anche decentrate, riportano sempre l’attenzione sul dettaglio che costruisce e svela la fotografia. La sua è una scrittura fotografica seducente, aggraziata e sfuggente. In ogni scatto, dopo averlo preparato, la Moon attende l’inaspettato, un cambio di luce esterna, un  gesto non previsto delle mani della modella o semplicemente quel “fuori programma” le appare nelle pause di ripresa ed eccola allora a scattare la fotografia e cogliere la voluta sensazione ma al di fuori del perimetro del copione. Anche del colore fa un uso immaginario, corrompe le naturali tonalità per renderle qualcosa di diverso, manipola le saturazioni e dà vita a campi di colore ossidati, appena luminosi.

Quello che crea sono storie, è così che costruisce ogni immagine, la narra a sé stessa e la riporta su pellicola, una modella seduta su di una sedia ad esempio è in realtà lì in attesa di un treno. Ogni cosa così parla di una dimensione altra ed è questo non-detto che cattura l’attenzione e suscita l’emozione nello spettatore. Le sue tematiche spaziano dalle foto di moda, a soggetti botanici, a oggetti o messe in scena anche di favole, ma la sua ricerca verte sempre e soltanto su di un unico aspetto: la seduzione, quella dell’infanzia, quella della donna e del vestito che orna il suo corpo o di un bustino che lo ingabbia, quella della fantasia senza limiti. Strane creature e strane atmosfere abitano le sue pellicole e quegli spazi scuri o sfocati dello sfondo raccontano molto più di quello che mostrano, sono materici e eterei allo stesso tempo e conducono la mente a vibrazioni quasi musicali che accordano la vista ad un sentire più intimo.

Le  fotografie di Sarah Moon sono apparse su numerose riviste e sono state il soggetto di diversi libri: Souvenirs improbables, Le Petit Chaperon rouge, Vrais Semblants, Coïncidences, Circuss, L’Effraie, Le Fil rouge, La Sirène d’Auderville, Le Chaperon Noir. Nel 2008 il libro 1.2.3.4.5 riceve il Prix Nadar.
Da diversi anni Sarah Moon costruisce e arricchisce un universo personale incentrato in particolar modo su tre temi: l’evanescenza della bellezza, l’incerto e lo scorrere del tempo. Nel 2003 la Maison européenne de la photographie presenta una grande esposizione dei suoi ultimi lavori che fa in seguito tappa a Kyoto, Mosca, Shanghai e Pechino. Nel 2008 1.2.3.4.5 è stato presentato a Londra al Royal College of Art e alla Michael Hoppen Gallery, a Parigi a Camera Obscura a Parigi e a New York alla Howard Greenberg Gallery.
Nel 2013, invitata dal Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, ha presentato, con l’esibizione Alchimies, il suo lavoro sul mondo animale, vegetale e minerale. Sarah Moon ha anche realizzato numerosi film, fra cui un lungometraggio, Mississipi One, e alcuni film dedicati alla fotografia e ai fotografi, in particolare a Henri Cartier-Bresson e Lillian Bassman.
Ha lavorato a due cortometraggi ispirati ai racconti di Hans Christian Andersen e a Charles Perrault: Circuss, L’Effraie, Le Fil rouge, La Sirène d’Auderville e Le Chaperon Noir. Nel 2012 ha scritto e realizzato un mediometraggio di fantasia, 5h-5.

 

Roberta Zanutto

 

 

Sarah Moon: the seduction photographed

 

A prominent French artist on the international contemporary scene, Sarah Moon began her career in the 1970s, after giving up her career as a fashion model. It is in the fashion world that she starts taking pictures of her colleagues and then she defines herself as a photographer.

Her images are permeated by the unexpected, by a sense of mystery and unexpected. Often minimal and out of focus, her photographs tell of a suspended time, a story that lends itself to an interpretation which is appropriate to the sensitivity of each viewer. Sarah Moon (art name of Marielle Warin) meticulously builds every scene, decides the light, the backgrounds, which  she often tends to confuse using mirrors or movable walls, and eventually, with a process of spoliation she reduces everything to a minimum, she takes away details to create a base that escapes a specific and contextualized reading, transporting everything into a universal field. Her sets are often oneiric, theatrical, the skies are inked and diluted, the living figures alternated with mannequins. Her taste for detail is overpowering, even the blur or the framing, even if it is decentralized, always bring attention to the detail that builds and unveils the photo. Hers is a seductive, graceful and elusive photographic writing. In every shot, after having prepared it, Sarah Moon waits for the unexpected, a change of external light, an unexpected gesture of the hands of the model or simply that “out of program” appears in the shooting pauses and here it is, she takes the photograph and seizes the desired feeling but this time outside the perimeter of the script. She also makes an imaginary use of colors, she corrupts the natural tones to make them something different, manipulates saturations and obtaines oxidized and almost luminous color fields. What she creates are stories, that’s how she builds every image, a model sitting on a chair, for example, is actually there waiting for a train. Everything thus speaks of another dimension and it is this unsaid that captures the attention and arouses the emotion in the spectator. Her themes range from fashion photos, botanical subjects, objects or staging even fairy tales, but her research always focuses on only one aspect: the seduction, the one of the childhood, of the woman and the dress that adorns her body or a corset that cages it, the one of fantasy without limits. Strange creatures and strange atmospheres inhabit her films and those dark or blurred spaces in the background tell much more than they show, they are material and ethereal at the same time and lead the mind to almost musical vibrations that grant sight to a more intimate feeling.

The photographs of Sarah Moon have appeared in many magazines and have been the subject of several books: Souvenirs improbables, Le Petit Chaperon rouge, Vrais Semblants, Coïncidences, Circuss, L’Effraie, Le Fil rouge, La Sirène d’Auderville, Le Chaperon Noir. In 2008 the book 1.2.3.4.5 receives the Prix Nadar. For several years, Sarah Moon has been building and enriching a personal universe focused in particular on three themes: the evanescence of beauty, the uncertain and the passing of time. In 2003, the Maison européenne de la photographie presented a major exhibition of her latest work, which later took place in Kyoto, Moscow, Shanghai and Beijing. In 2008, 1.2.3.4.5 was presented in London at the Royal College of Art and the Michael Hoppen Gallery, in Paris at Camera Obscura in Paris and in New York at the Howard Greenberg Gallery. In 2013, invited by the National Museum of Natural History in Paris, she presented, with the exhibition Alchimies, her work on the animal, vegetable and mineral world. Sarah Moon has also made numerous films, including a feature film, Mississipi One, and some films dedicated to photography and photographers, in particular to Henri Cartier-Bresson and Lillian Bassman. She has worked on two short films inspired by the stories of Hans Christian Andersen and Charles Perrault: Circuss, L’Effraie, Le Fil rouge, La Sirène d’Auderville and Le Chaperon Noir. In 2012 she wrote and produced a fantasy medium-length film, 5h-5.

 

Roberta Zanutto

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