Fotorivoltelle, bici-fotografiche e …tanto di cappello!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Curiosando in polverose soffitte e vecchi bauli ecco saltare fuori cappelli a cilindro e rivoltelle fotografiche!

Chi almeno una volta non ha invidiato al celebre agente segreto James Bond uno dei suoi strepitosi marchingegni? Ma può anche capitare, sfogliando antiche enciclopedie dalle pagine ingiallite o frugando in polverose soffitte, di imbattersi in altrettante curiose antichità, tracce reali dei nostri usi e costumi. In ambito fotografico ad esempio, alla fine del XIX secolo, si assistette all’esplosione delle così dette “passeggiate fotografiche”, per migliorare la comodità delle quali alcuni ditte che fabbricavano velocipedi presero ad impiantare direttamente sul telaio delle loro biciclette delle vere e proprie macchine fotografiche con tanto di scomparti porta lastre, alcuni addirittura ne prevedevano tre che alloggiavano ciascuno 16 lastre da 12 centimetri. La macchina fotografica, inserita nel corpo stesso del veicolo, al bisogno poteva anche venire smontata agevolmente per essere posizionata su di un treppiede anch’esso annesso al triciclo. Questo tanto per rendere un piacevole servigio a chi oltre al diletto della fotografia amava uscire in escursioni con la bicicletta.

E le curiosità continuano con la portentosa rivoltella fotografica! Costruita dal signor Enjalbert e concepita come una rivoltina da tasca, anziché sparare mortiferi colpi immortalava su piccole lastre da 4 centimetri per lato la scena da fotografare, una pistola in tutto e per tutto, completa di canna, calcio e cane! Premendo il grilletto le lastrine già sensibilizzate si succedevano le une alle altre per essere poi ingrandite in un secondo tempo. Le istantanee potevano vantare un tempo di posa di solo un cinquantesimo di secondo tale da consentire anche la ripresa in movimento. L’uso della fotorivoltina era possibile dai 4,50 metri, poiché da quella distanza la combinazione delle curvature delle varie lenti sui piani consentiva il “fuoco”. Il tamburo, suddiviso in due sezioni rettangolari, una superiore e una inferiore, alloggiava le lastre che dal superiore erano spinte, grazie all’impiego di una molla cilindrica, verso l’esposizione per poi essere fatte scivolare nello scomparto inferiore. L’utilizzo di un così semplice ma ben congegnato ritrovato aveva purtroppo un unico difetto: terrorizzare le persone immortalate a bruciapelo!

Se pensate che questo sia tutto vi sbagliate. Gli accessori di abbigliamento non potevano certo essere immuni dalla moda fotografica, così, oltre ai famosi bastoni che nel manico occultavano dispositivi di ripresa degni delle migliori spie del Kgb o della Cia, anche il cappello a cilindro o la bombetta firmarono questa bizzarra storia della moda e della tecnologia. Prendete ad esempio un cappello di feltro inglese e otturategli gli eventuali piccoli fori di ventilazione ai lati, conservando invece la piccola apertura nella parte superiore e coprendola con un lembo di tessuto nero solamente dall’interno. Con del cartoncino fissate poi alla base un cilindro che ripiegato all’esterno servirà da imbuto attraverso il quale mirare, una sorta di cono di proiezione. Inserite poi all’interno del copricapo un dispositivo fotografico e vederete bene come questo oggetto di comune vestiario si sia improvvisamente trasformato in una camera oscura degna di tutto rispetto. E perché allora non utilizzare anche il proprio bastone come cavalletto? Basta inserire nel tubulare cavo un paio di viti e due asticelle fatte uscire al momento opportuno così da creare un artigianale e originalissimo treppiede. Queste sono solamente alcune delle creative invenzioni attraverso cui la fotografia sin dai suoi primi anni di vita ha saputo dilettarci e divertirci regalandoci la possibilità di immortalare i nostri ricordi o di “spiare” i nostri simili!

Roberta Zanutto

 

Photo-revolvers, old camera-bicycles and … a lot of hats!

Rummaging through dusty attics and old chests, top hats and photo-revolvers burst out!

Who, at least once, did not envy the famous secret agent James Bond one of his amazing gadgets? But it can also happen, flicking through yellow paged encyclopedias or rummaging through dusty attics, to come across many curious antiquities, real traces of our customs and habits. In history of photography, at the end of the nineteenth century, there was the explosion of the so-called “photographic walks”, to improve the comfort of which, some companies that manufactured velocipedes began to implant real cameras right on the frame of their bicycles with plate compartments; some even provided three that each housed 16 plates of 12 centimeters. The camera, inserted in the frame of the vehicle itself, could also be easily disassembled to be placed on a tripod attached to the tricycle. This just to make a pleasant service to those who, besides the pleasure of photography, loved to go out on excursions by bike.

And the curiosities continue with the portentous photographic revolver! It was built by Mr. Enjalbert and conceived as a pocket-sized revolver. Instead of shooting deadly bullets it immortalized the scene on small plates of 4 centimeters per side. A real gun complete with barrel and hammer! By pressing the trigger the plates, already emulsified, snapped one after another and you could enlarge them later. The snapshots could be taken at a shutter speed of only one fiftieth of a second that allow even the shooting in motion. The use of the photo-revolver was possible from 4.50 meters, since from that distance the combination of the curvatures of the lenses on the tops allowed the “fire”. The cylinder, divided into two rectangular sections, an upper and a lower one, housed the plates that were pushed from the top towards the exposure thanks to a spring, then they slipped into the lower compartment. The use of such a simple but brilliant device had unfortunately only one defect: it terrorized the people that were shot “point blank”!

If you think this is everything, you are wrong! Clothing accessories certainly could not be immune from photographic fashion so, in addition to the famous canes with handle devices worthy of the best spies of Kgb or Cia, even the top hat or the bowler hat left a mark in this bizarre fashion and technology story. For example you can take an English felt hat and clog any small ventilation holes on the sides, keeping only the small opening in the upper part. Cover it with a flap of black cloth only from the inside. Attach a little bit of cardboard to the base shaping a cylinder that, folded outside, will serve you as a bottleneck through which you can frame your photograph, a sort of projection cone. Now insert a photographic device inside the hat and you will see how this object of common clothing has been suddenly transformed into a remarkable dark room. And why not use your cane as a tripod? You have just to insert on the shaft a couple of screws and two rods to create a very original and handmade tripod.

These are just some of the creative inventions through which photography since its early years of life has been able to delight and enjoy giving us the opportunity to capture our memories or “spy” our fellow men!

 

Roberta Zanutto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: