Alexey Titarenko: the suspension of time.

In the foggy streets of St. Petersburg, Titarenko wanders around to capture the residual atmospheres of the night’s time. The early morning snow still virgin, the light that opens the eyes on the facades of old and dusty buildings, a figure made more of condensation than of flesh and veins, this is the face described by the poetry of his images.

Alexey Titarenko was born in St. Petersburg in 1962. He began taking photographs at the age of eight and became a member of the renowned Zerkalo Photo Club club at the age of sixteen, where his first solo exhibition took place. In 1983 he graduated from the Department of Cinematic and Photographic Art at Leningrad’s Institute of Culture. His art is completely foreign to the Soviet propaganda regime and only when Prestroika reaches its peak, in 1989, Titarenko is free to declare himself an artist with the exhibition “Nomenclature of Signs” and the creation of Ligovka 99, an exhibition space independent from the communist ideology.

His prints seem delicate like butterflies wings and at the same time as resistant as ice sheets. Almost all, by choice of the photographer, are veiled by a thin and homogeneous greyish shade that opens to a contrasted-crack only on some details. A process obtained in the darkroom by selectively utilizing of different acids. Every space in the print is desired, felt and reasoned, as in a painting. It is this flow through the evanescence of time, and the figures that pass through, the main theme of the three series, City of Shadows, Black & White Magic of St. Petersburg and Time Standing Still, which end up composing a unique search through the same poetic mode. However, when the artist’s gaze moves from an absolutely congenial place to the purpose as St. Petersburg, city of lights and fog, to a sunnier one like Havana, does not change its character, nor its expression, so that the flow of life in the streets or the time spent on the steps of a building smoking cigar with a friend, are not different in representation from that of the distant Russian city. Time is time at any latitude. The flow of the instant is the flow of life span, so that old age resembles childhood, sharing the same secrets and fears; loneliness is intrinsic to the Time that, in its passing, separates from everything and sometimes even from oneself. And this solitude is not always painful, there are times when it is presented in a reflective way and leaves the signs of our thoughts, our ideals on the walls of the city to talk about “that” something that unites minds and acts as a screen to the Uselessness, to the alleged vanity of living.

The city becomes the Soul, our traces its signs, its wrinkles. It is the “other from us” and at the same time our diary, a spectator and director of our emotions, it interacts with our essence while we speak to its silences filling its womb with voices, laughter and whispers. In the city we end up being guests of ourselves and of our memory.

Roberta Zanutto

 

Alexey Titarenko: la sospensione del tempo.

Nelle strade nebbiose di San Pietroburgo Titarenko si aggira per incamerare le atmosfere residue del tempo della notte. La neve della mattina presto ancora vergine, la luce che apre gli occhi sulle facciate di palazzi antichi e polverosi, una figura fatta più di condensa che di carne e vene, questa è il volto descritto dalla poesia delle sue immagini.

Alexey Titarenko nasce a San Pietroburgo nel 1962. Comincia a scattare fotografie già all’età di otto anni e a sedici diviene membro del rinomato circolo fotografico Zerkalo Photo-club dove avverrà la sua prima mostra personale. Nel 1983 si diploma al Department of Cinematic and Photographic Art al Leningrad’s Institute of Culture. La sua arte è del tutto estranea al regime di propaganda sovietica e solamente quando la Prestroika raggiunge il suo culmine nel 1989 Titarenko è libero di dichiararsi pubblicamente artista con la mostra “Nomenclature of Signs” e la creazione di Ligovka 99, uno spazio di esposizione indipendente dall’ideologia comunista.

Le sue stampe sembrano delicate come ali di farfalle e insieme resistenti come lastre di ghiaccio, quasi tutte, per scelta dell’autore, velate da una sottile ed omogenea tonalità grigiastra che apre ad uno spiraglio contrastato solamente su alcuni particolari. Un procedimento questo ottenuto in camera oscura utilizzando selettivamente diversi acidi. Ogni spazio della stampa è voluto, sentito e ragionato, come in una pittura. E’ questo scorrere nell’evanescenza del tempo e delle figure che lo attraversano il tema portante delle tre serie, City of Shadows, Black & White Magic of St .Petersburg e Time Standing Still, che finiscono per comporre un’unica ricerca attraverso la medesima modalità poetica. Tuttavia lo sguardo dell’artista pur spostandosi da un luogo assolutamente congeniale allo scopo come San Pietroburgo, città di luci e nebbie, ad uno senz’altro più solare come l’Havana, non muta il suo carattere, né la sua espressione, cosicché lo scorrere della vita nelle vie o il tempo da passare sui gradini di un palazzo fumando il sigaro con un amico, non si diversifica nella rappresentazione da quello della lontana città russa. Il tempo è tempo a qualsiasi latitudine. Lo scorrere dell’istante è scorrere della durata della vita, così la vecchiaia assomiglia all’infanzia, condividendone gli stessi segreti e le stesse paure; la solitudine è intrinseca al tempo che nel suo correre separa da tutto e a volte anche da se stessi. E non sempre questa solitudine è dolorosa, ci sono volte in cui si presenta in modo riflessivo e lascia i segni dei nostri pensieri, dei nostri ideali sulle mura della città a parlarci di “quel” qualcosa che unisce gli animi e fa da schermo all’inutilità, alla presunta vanità del vivere.

La città diviene allora l’Anima, le nostre tracce i suoi segni, le sue rughe. La città è l’altro da noi e nello stesso tempo il nostro diario, spettatrice e regista delle nostre emozioni, interagisce con la nostra essenza mentre noi parliamo ai suoi silenzi riempiendole il ventre di voci, risate e sussurri. In essa finiamo per essere ospiti di noi stessi e della nostra memoria.

Roberta Zanutto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: