Flor Garduno: La ricerca della femminilità attraverso la creazione di un’iconografia profusa di stilemi della natura.

 

Enormi foglie e gigantesche calle a coprire la nudità del corpo femminile, ecco in tutto il suo splendore la presentazione di una nuova e riscoperta ricerca della femminilità. Ad operarla è Flor Garduno, artista messicana, nata a Città del Messico nel 1957 dove ha trascorso l’infanzia in una fattoria a contatto con la natura che così tanto ha influenzato la sua personalità. Ora vive fra la Svizzera e il Messico.

La sua è una ricerca primordiale che affonda le radici in una natura lussureggiante e sensuale, quasi mitica, dove i simboli (foglie, fiori o gigantesche teste-copricapo di pesci…) ingigantiscono le loro proporzioni per vestire, o al bisogno svelare, un corpo prospero di donna, invito questo a ricordare la sua natura fruttifera come elemento del ciclo vitale. A volte troviamo questi corpi imprigionati in gabbie o velati, ma sempre un particolare della loro carnalità, sia esso un seno o una morbida curva, sfugge al controllo del materiale-prigione per liberare una inarrestabile vitalità. La donna reclama il proprio ruolo, la propria indipendenza in qualunque circostanza, il suo fisico assume una valenza totemica, simbolica. E non è un caso se quasi tutte le opere dell’artista pongono la figura in uno sfondo neutro, buio o luminoso, sempre spoglio. Non c’è necessità di definire in modo temporale o calare in un contesto sociale i soggetti. La ricerca avviene in un campo che ha abbandonato il reale e si muove su assetti puramente mentali, emblematici, spazi primordiali che ricordano la nascita del mito, la donna è qui ancorata fra cielo e terra. La femminilità viene ridotta e tradotta nella sua essenza e in ogni figura c’è un pizzico di autobiografia della fotografa. Quasi tutte le modelle sono amiche dell’artista nelle quali ella ha potuto ritrovare frammenti di se stessa, attraverso una forte intimità ha trasferito su di loro la propria storia personale per raccontarcela. Il rapporto con la natura avviene in forma serena, in tutte le immagini non troviamo mai sentimenti di ribellione o disagio, le figure sembrano occupare di buon grado il proprio spazio e lo fanno con una sensualità che viene di certo accresciuta dalla sensazione di calma presenza che esse offrono, senza tuttavia nulla togliere al profondo mistero che contraddistingue la sensualità femminile e che qui è quasi materialmente sentito. Un equilibrio mantenuto anche dai giochi di chiaroscuro e dalla morbidezza di ogni linea. La bellezza è la sottotraccia costante di ogni opera, un tentativo di catarsi che essa mette in moto per riconciliare lo spirito nell’amore. La donna diviene così simbolo della sacralità, della fertilità, della vita che perpetua se stessa. Essa è simbolo di mutazione, il suo corpo è mappa della vita e dei suoi segni. Ogni immagine è rappresentazione, atto deliberato, un atto creativo che l’artista compie per mettere in scena un proprio universo simbolico attraverso la centralità del corpo femminile con cui dare voce al proprio sentimento, conscio o inconscio che sia e forse anche un po’ colorato di attività onirica, un universo iconografico pieno di stilemi rubati a Madre Natura. Una sorta di artificio autobiografico per declinarsi nella realtà e migliorare il proprio spazio vitale, per plasmarlo su se stessi, attraverso quegli oggetti-totem che finiscono per assumere caratteri rituali attraverso i quali raggiungere un collegamento più intimo con il tutto. Il risultato sono una sorta di ex-voto personali, oggetti devozionali così vicini alla tradizione visiva messicana. Tuttavia di fronte a queste immagini ogni tipo di analisi o interpretazione del significato passa silenziosamente in un piano secondario abbagliato dalla magnetica bellezza che pervade le opere.

I lavori di Flor Garduño, che alla fine degli anni ’70 è stata assistente di Manuel Alvarez Bravo, sono esposti in numerose collezioni tra cui quelle del MoMa di New York, il J.P. Getty Museum di Los Angeles, lo Stiftung für Fotografie di Zurigo.

Roberta Zanutto

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